Record di permessi, ma resta il muro: l'Italia fa entrare gli immigrati e poi non li fa crescere
Nel 2025 i nuovi permessi di soggiorno salgono del 47%. Intanto il Rapporto Caritas-Migrantes mostra che chi vive già qui paga il prezzo di un sistema opaco e diseguale
রেকর্ড সংখ্যক পারমিটের পরেও দেয়াল থেকেই যাচ্ছে: ইতালি অভিবাসীদের ঢুকতে দেয়, কিন্তু এগিয়ে যেতে দেয় না
২০২৫ সালে নতুন পারমেসো দি সজ্জোর্নো (বসবাসের অনুমতি) ৪৭% বেড়েছে। এদিকে কারিতাস-মিগ্রান্তেস প্রতিবেদন দেখাচ্ছে, যাঁরা আগে থেকেই এখানে আছেন, তাঁদেরই দাম দিতে হচ্ছে একটি অস্বচ্ছ ও বৈষম্যমূলক ব্যবস্থার
Due numeri, letti insieme, raccontano meglio di mille dibattiti il rapporto dell'Italia con l'immigrazione. Il primo: 426.956 nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2025, il +47,2% rispetto al 2024, secondo l'Istat. Il secondo: 196 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto dagli occupati stranieri, il 9,7% del Pil, come emerge dal 35° Rapporto Immigrazione di Caritas e Migrantes. Un Paese che invecchia ha bisogno di queste persone. Il problema è come le tratta dopo che sono arrivate.
Partiamo dall'aumento dei permessi. Spinge soprattutto la crescita dei permessi per studio (+76%) e per famiglia (+61,2%), mentre quelli per lavoro sono circa 59mila, lontanissimi dai 165mila ingressi programmati dal governo. Come scrive l'Istat, il boom dei ricongiungimenti ha un'ipotesi di spiegazione quasi ironica: molte pratiche sarebbero state presentate in fretta proprio prima dell'entrata in vigore di requisiti più restrittivi. Chi può, insomma, corre davanti a una porta che si sta stringendo. Intanto le richieste d'asilo calano del 15% e il 70% delle prime istanze viene respinto: la via della protezione si restringe, quella dell'ingresso programmato per lavoro non funziona come promesso.
Il secondo dato mostra cosa succede dopo l'ingresso. Il Rapporto Caritas-Migrantes fotografa quasi 5,6 milioni di residenti stranieri, il 9,4% della popolazione, ma anche un divario che non si chiude: reddito medio annuo di circa 17mila euro contro i quasi 27mila di chi è nato in Italia, un lavoratore straniero su tre circa (il 29%) impiegato in mansioni non qualificate contro l'8% degli italiani, un giovane con background migratorio su tre fuori da scuola e lavoro. Il 67,4% degli intervistati dice di voler restare. Non è un Paese di passaggio: è un Paese dove si mette radici, spesso in salita.
Qui sta la contraddizione. L'Italia programma flussi che non riesce a gestire e accoglie ricongiungimenti che poi irrigidisce, mentre chi è già residente affronta canali d'ingresso opachi, casa difficile, titoli di studio non riconosciuti. Per le famiglie immigrate il rischio concreto è restare bloccate tra un permesso e il successivo, con redditi bassi e poche tutele.
La proposta di Caritas e Migrantes, un permesso di soggiorno per radicamento sociale insieme a canali d'ingresso più trasparenti, non è un favore: è realismo. Chi vive, lavora e paga le tasse qui da anni non dovrebbe dipendere da un decreto flussi lento o da una finestra normativa che si chiude. Più di quattro milioni di non comunitari regolari e 178mila nuovi cittadini nel 2025 dicono che l'integrazione, quando è possibile, funziona. Alla politica il compito di rendere possibile ciò che già accade.
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