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Velo integrale e tetto agli stranieri: la scuola diventa un posto di controllo
Valentin Ivantsov · Pexels
27 ottobre 202627 অক্টোবর 2026

Velo integrale e tetto agli stranieri: la scuola diventa un posto di controllo

Il decreto del 24 settembre multa le famiglie delle ragazze con il niqab e sposta i bambini che non parlano italiano. Per cinque studentesse a Monfalcone e mille classi su trecentomila, il governo ha fatto una legge d'urgenza. Il problema vero, gli insegnanti di italiano che mancano, resta dov'era.

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২৪ সেপ্টেম্বরের ডিক্রিতে নিকাব পরা মেয়েদের পরিবারকে জরিমানা করা হবে, আর যে বাচ্চারা ইতালিয়ান বলতে পারে না তাদের অন্য স্কুলে সরানো হবে। মনফালকোনের পাঁচজন ছাত্রী আর তিন লাখ ক্লাসের মধ্যে এক হাজার ক্লাসের জন্য সরকার জরুরি আইন করে ফেলেছে। আসল সমস্যা, অর্থাৎ ইতালিয়ান ভাষার শিক্ষকের অভাব, যেখানে ছিল সেখানেই আছে।

Il decreto scuola vieta burqa e niqab con multe fino a 1.000 euro ai genitori e fissa un tetto del 30% agli alunni stranieri che non parlano italiano. Perché è una risposta sbagliata a un problema vero.

Monfalcone, istituto superiore Sandro Pertini, le otto del mattino. Prima di entrare in classe, alcune studentesse di origine bengalese passano in una stanza appartata. Una referente della scuola, una donna, chiede loro di sollevare il velo integrale, controlla che siano le ragazze iscritte, e le lascia andare a lezione. Nessuno le obbliga a portare il niqab: lo portano, dice la scuola, per fede. La dirigente, Carmela Piraino, spiegò all'inizio del 2025 che quella procedura serviva a una cosa sola: non perderle, non farle uscire dalla scuola.

Un anno e mezzo dopo, il governo ha deciso che quella soluzione non va bene. Al suo posto ha messo una multa.

Cosa dice il decreto

Il 24 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge sulla scuola. Dentro c'è un po' di tutto: le ore di sostegno, i buoni libro, il latino facoltativo alle medie, gli istituti tecnici che cambiano nome. E due norme che riguardano direttamente le famiglie straniere e musulmane.

La prima vieta di partecipare alle attività scolastiche a volto coperto, o in modo da non essere riconoscibili, salvo ragioni sanitarie o di sicurezza. La sanzione va da 200 a 1.000 euro. Se a violare il divieto è una minorenne, a pagare è il genitore. Il velo che lascia scoperto il viso, l'hijab, non è toccato: il bersaglio sono burqa e niqab.

La seconda fissa un tetto. Dal 2027/2028, nelle prime classi della primaria, gli alunni stranieri nati all'estero e senza almeno due anni di scuola dell'infanzia in Italia non potranno superare il 30% della classe. Alle superiori il limite vale per chi non ha completato con esito positivo tre anni di scuola italiana. Se le iscrizioni non lo permettono, gli uffici scolastici distribuiranno i bambini tra le scuole vicine. Infine, i genitori con difficoltà di italiano potranno essere segnalati ai servizi sociali e mandati a corsi gratuiti di italiano nei CPIA; se non ci vanno dopo una diffida, rischiano una sanzione.

Un decreto-legge vale dal giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e il Parlamento ha sessanta giorni per convertirlo in legge, anche modificandolo.

Una legge per cinque ragazze

Partiamo dai numeri, perché il governo non li ha dati. Quante studentesse portano il niqab nelle scuole italiane? Non abbiamo trovato nessun dato ufficiale, e il governo non ne ha citati. I casi finiti sui giornali, a Monfalcone, parlavano di cinque ragazze in un istituto. Non c'è un'emergenza nazionale da raccontare, e infatti nessuno l'ha raccontata. C'è un caso locale, gestito da una dirigente con buon senso, trasformato in un decreto nazionale con multe.

E la multa a chi va? Alla famiglia. Cioè, in concreto, la famiglia che già impone o accetta il velo integrale riceverà una sanzione, e dovrà scegliere: togliere il niqab o togliere la figlia dalla scuola. Il governo dice che la seconda strada è chiusa, perché ritirare una figlia dalla scuola dell'obbligo è già punito. Ma la scuola dell'obbligo finisce a sedici anni. Le ragazze di Monfalcone frequentavano le superiori. È esattamente il rischio che la preside voleva evitare: che restassero a casa.

Banglita non difende il niqab. Il velo integrale è una scelta minoritaria anche tra le donne musulmane, ed è discussa tra gli stessi giuristi musulmani. Ma una cosa è non condividerlo, un'altra è fare una legge che colpisce le ragazze che lo portano proprio nell'unico luogo, la scuola, dove possono incontrare compagne diverse, studiare, scegliere da adulte. Il costituzionalista Salvatore Curreri ha ricordato all'ANSA l'articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti». Tutti, anche chi porta un velo che non ci piace.

Il tetto che non serve a nessuno

Il tetto del 30% non è nuovo. Esiste dal 2010, quando una circolare dell'allora ministra Gelmini lo introdusse. È rimasto spesso inapplicato per una ragione semplice: dove vivono molte famiglie straniere, le scuole sono piene di figli di famiglie straniere, e non ci sono altre scuole libere a due passi.

Il ministro Valditara dice che le classi coinvolte saranno circa mille, lo 0,3% del totale. Allora la domanda è: se il problema riguarda mille classi, perché serve una legge nazionale d'urgenza? E se riguarda mille classi, perché non mettere in quelle mille classi gli insegnanti di italiano che mancano? Lo stesso Valditara ammette che la scarsa conoscenza dell'italiano pesa molto sull'insuccesso scolastico. Ha ragione. Ma la risposta a un bambino che non parla italiano non è prenderlo e mandarlo in un'altra scuola, più lontana, magari in un altro quartiere. È insegnargli l'italiano dove vive.

Lo stesso vale per i genitori. Obbligare una madre a imparare l'italiano, minacciando una sanzione, presuppone che i corsi ci siano. A settembre il CPIA 4 di Roma, uno dei più grandi d'Italia, aveva sospeso le iscrizioni ai corsi di italiano nella sede principale, come abbiamo raccontato nella guida ai CPIA. Prima di multare chi non va a lezione, bisognerebbe garantire che ci sia un posto in aula.

Perché adesso

Le opposizioni, e non solo, leggono il decreto in chiave politica. Secondo diverse ricostruzioni, la misura serve a togliere spazio a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che in estate aveva fatto approvare in commissione alla Camera una risoluzione contro il velo integrale. Le elezioni politiche sono nel 2027. Il velo e gli stranieri in classe sono temi che si fotografano bene e si spiegano in uno slogan. I sindacati della scuola hanno lamentato di non essere stati consultati; i presidi, con Antonello Giannelli, hanno detto che l'idea può essere giusta ma è difficile da applicare.

Il risultato è un decreto che parla di integrazione e produce l'effetto contrario: dice alle famiglie musulmane che la scuola è un luogo di controllo, non di accoglienza. Che il problema sono le loro figlie, non la mancanza di insegnanti, di aule e di corsi.

Cosa possono fare le famiglie

Il decreto deve passare in Parlamento entro sessanta giorni, e può cambiare. Le famiglie e le associazioni possono far sentire la loro voce ai parlamentari del proprio territorio. Chi riceve una sanzione può contestarla nei modi previsti per le sanzioni amministrative, meglio con l'aiuto di un'associazione o di un avvocato. Per tutto ciò che riguarda l'iscrizione dei figli, le regole restano quelle spiegate nella nostra guida all'iscrizione a scuola.

E a chi porta il niqab, o lo fa portare a una figlia, conviene ricordare la scelta della preside di Monfalcone: il volto si può mostrare a una donna, in una stanza appartata, per pochi secondi. La scuola, invece, se si perde, non si recupera più.

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