La Regione: cosa fa e perché ti riguarda, dalla sanità alla casa popolare
Ospedali e ASL, formazione professionale, treni regionali, centri per l'impiego, case popolari: molte delle cose che contano nella vita quotidiana le decide la Regione. E i giudici hanno bocciato più volte le regole regionali che discriminavano gli stranieri.
রেজিওনে: কী করে আর কেন আপনার জীবনে গুরুত্বপূর্ণ — স্বাস্থ্যসেবা থেকে সরকারি বাড়ি পর্যন্ত
হাসপাতাল আর ASL, পেশাদার প্রশিক্ষণ, আঞ্চলিক ট্রেন, কর্মসংস্থান কেন্দ্র, সরকারি বাড়ি — রোজকার জীবনে যা কিছু গুরুত্বপূর্ণ তার অনেক কিছুই রেজিওনে ঠিক করে। আর আদালত একাধিকবার সেই আঞ্চলিক নিয়মগুলো বাতিল করেছে যেগুলো বিদেশিদের বৈষম্যের শিকার করত।
Abdelkader vive a Bergamo da sette anni. Quando si è trasferito per lavoro da Torino, ha scoperto che tante cose erano cambiate senza che lui cambiasse paese: la sanità si chiamava ATS e non ASL, il ticket su alcuni esami era diverso, il bando per le case popolari aveva altre regole, perfino il biglietto del treno regionale era venduto da un'altra azienda. «Ma non siamo sempre in Italia?», ha chiesto al collega. «Sì», gli ha risposto lui. «Ma in un'altra Regione».
Dopo lo Stato e il Comune, la Regione è il terzo livello delle istituzioni italiane, e per molte cose della vita quotidiana è il più importante.
Che cos'è la Regione
Le Regioni italiane sono venti. Cinque hanno uno statuto speciale, con più poteri e più autonomia finanziaria: Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Il Trentino-Alto Adige è a sua volta diviso in due Province autonome, Trento e Bolzano.
Ogni Regione ha tre organi, come stabilisce la Costituzione: il Consiglio regionale, eletto dai cittadini, che fa le leggi regionali; la Giunta, che governa; e il Presidente, eletto direttamente dai cittadini, che i giornali chiamano spesso «governatore». Le Regioni si coordinano tra loro nella Conferenza delle Regioni.
Cosa decide la Regione
Dal 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione, le Regioni hanno molte competenze. Le più importanti per chi vive qui sono cinque.
La prima è la sanità. Lo Stato fissa le regole generali e i livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che tutti devono avere, ma sono le Regioni a organizzare ospedali e servizi attraverso le aziende sanitarie locali, che si chiamano ASL, ATS o ASP secondo la Regione. Per questo il ticket, i tempi di attesa e alcune procedure cambiano da una Regione all'altra. La sanità è la parte più grande della spesa regionale, e a settembre 2026 le Regioni hanno chiesto al governo di aumentare il Fondo sanitario nazionale. Come funziona il Servizio sanitario lo spieghiamo qui.
La seconda è il lavoro: i centri per l'impiego, dove ci si iscrive quando si perde il lavoro, sono gestiti dalle Regioni, e così i corsi di formazione professionale, spesso gratuiti per chi è disoccupato.
La terza sono i trasporti regionali: i treni regionali e molti autobus extraurbani dipendono dai contratti tra la Regione e le aziende.
La quarta è la casa popolare: le Regioni fissano con le loro leggi i requisiti per i bandi, e le aziende regionali, come le ALER in Lombardia o le ATER in altre Regioni, gestiscono gli alloggi.
La quinta è il diritto allo studio universitario: le borse di studio e le residenze per gli studenti sono gestite dagli enti regionali, come spieghiamo nella guida all'università.
Le Regioni non possono invece decidere nulla sull'ingresso degli stranieri né sui permessi di soggiorno: quella è una competenza esclusiva dello Stato.
Quando i giudici hanno detto no
Proprio sulla casa e sui servizi sociali, alcune Regioni hanno provato negli anni a introdurre requisiti che di fatto escludevano molti stranieri. La Corte costituzionale li ha bocciati più volte.
Nel 2018 ha dichiarato illegittima una legge del Veneto che dava la precedenza negli asili nido a chi viveva o lavorava in Regione da almeno quindici anni. Nel 2020 ha bocciato la legge della Lombardia che chiedeva almeno cinque anni di residenza o di lavoro in Regione per la casa popolare. Negli anni successivi ha fatto lo stesso con regole simili dell'Abruzzo, che chiedeva anche di dimostrare di non avere case nel paese d'origine, della Liguria e di nuovo del Veneto, nel 2024. Nel 2025 ha bocciato il requisito di dieci anni di residenza in Italia previsto dalla Provincia di Trento per la casa popolare e il contributo per l'affitto, definendolo anche una discriminazione indiretta verso chi ha il permesso di lungo periodo. Non tutti i requisiti sono illegittimi: la Corte ha considerato valida, per esempio, la residenza nella Regione al momento del bando.
Ci sono anche Regioni che hanno fatto leggi per l'integrazione. L'Emilia-Romagna nel 2004, la Toscana e la Puglia nel 2009 hanno approvato leggi regionali sull'accoglienza e l'integrazione dei cittadini stranieri. La Corte costituzionale ha confermato che una Regione può garantire interventi sociali urgenti anche a chi non ha il permesso di soggiorno, e ha ricordato che il diritto alla salute ha un nucleo essenziale che vale per tutti.
Autonomia differenziata
Negli ultimi anni si è discusso molto di «autonomia differenziata», cioè della possibilità per alcune Regioni di avere più competenze su materie come sanità, istruzione, lavoro. Una legge del 2024, chiamata legge Calderoli dal nome del ministro, lo prevedeva. Nel dicembre 2024 la Corte costituzionale ne ha dichiarato illegittime diverse parti, e nel gennaio 2025 ha dichiarato inammissibile il referendum per abrogarla. Il tema resta aperto.
Le tasse della Regione
Chi lavora paga anche l'addizionale regionale IRPEF, una piccola percentuale del reddito che varia da Regione a Regione. Per chi è dipendente viene trattenuta direttamente in busta paga, a rate. Le aliquote di ogni Regione si trovano sul sito del Dipartimento delle Finanze.
Abdelkader, alla fine, ha fatto domanda per la casa popolare a Bergamo. Il requisito dei cinque anni, che qualche anno prima lo avrebbe escluso, non c'era più.
Cosa fare, passo per passo
1. Quando cambi Regione, informati sulla nuova ASL o ATS e scegli di nuovo il medico di base.
2. Se perdi il lavoro, iscriviti al centro per l'impiego e chiedi dei corsi di formazione professionale gratuiti.
3. Per la casa popolare, leggi bene il bando della tua Regione e del tuo Comune e prepara ISEE e documenti per tempo.
4. Se un bando regionale ti esclude per la cittadinanza o per anni di residenza molto lunghi, fallo vedere a un sindacato, a un patronato o a un'associazione come l'ASGI.
5. Per le borse di studio universitarie, segui il bando dell'ente regionale per il diritto allo studio.
6. Controlla in busta paga l'addizionale regionale e, se hai dubbi, chiedi al CAF.
Dove andare: ASL o ATS per la sanità, centro per l'impiego per il lavoro e la formazione, uffici dell'azienda per la casa popolare (ALER, ATER), ente regionale per il diritto allo studio, URP della Regione. Costi: i servizi di informazione sono gratuiti. Tempi: i bandi per le case popolari e le borse di studio hanno scadenze precise, spesso una volta l'anno.
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