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Ius scholae, ius soli, ius sanguinis: come diventano italiani i figli degli immigrati, e cosa si discute
Matazu multimedia · Pexels
24 ottobre 202624 অক্টোবর 2026

Ius scholae, ius soli, ius sanguinis: come diventano italiani i figli degli immigrati, e cosa si discute

Chi nasce in Italia può diventare cittadino a 18 anni con una dichiarazione in Comune; chi è arrivato da piccolo deve aspettare molto di più. Le proposte per cambiare le regole sono ferme da dieci anni, e nel 2026 la discussione va nella direzione opposta.

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Figli degli immigrati e cittadinanza: la dichiarazione a 18 anni per chi è nato in Italia, i minori con genitori naturalizzati, lo ius scholae.

Arif e Tanvir sono cresciuti nello stesso palazzo di Bologna, hanno fatto le stesse scuole e tifano la stessa squadra. Arif è nato all'ospedale Maggiore nel 2008, da genitori bangladesi. Tanvir è nato a Sylhet nello stesso anno ed è arrivato in Italia a tre anni. A maggio Arif ha ricevuto una lettera dal Comune: compiuti i 18 anni, può diventare italiano con una semplice dichiarazione. Tanvir, che parla bolognese meglio di lui, no. Per lui la strada è un'altra, e molto più lunga.

La differenza tra i due ragazzi riassume le regole di oggi, e il motivo per cui in Italia si parla da anni di ius scholae.

Le parole

Ius sanguinis vuol dire «diritto del sangue»: si è cittadini perché lo è un genitore. È la regola principale della legge italiana sulla cittadinanza, la 91 del 1992. Ius soli vuol dire «diritto del suolo»: si è cittadini perché si nasce sul territorio, come negli Stati Uniti. Ius scholae, o ius culturae, è una proposta italiana: diventare cittadini dopo aver frequentato un certo numero di anni di scuola in Italia.

Chi nasce in Italia: la dichiarazione a 18 anni

Chi nasce in Italia da genitori stranieri non diventa italiano alla nascita. Può diventarlo al compimento dei 18 anni, se ha vissuto in Italia legalmente e senza interruzioni dalla nascita. Basta una dichiarazione all'ufficiale di stato civile del Comune, entro un anno dal diciottesimo compleanno: non servono l'esame di italiano né un reddito minimo. Chiedi al tuo Comune quali bolli e contributi sono dovuti.

Una legge del 2013 ha reso la strada più sicura. Il Comune deve avvisare il ragazzo, nei sei mesi prima dei 18 anni, che ha questo diritto; se non lo fa, il diritto resta anche dopo la scadenza. E se ci sono stati dei «buchi» nell'iscrizione anagrafica per colpa dei genitori o degli uffici, non pesano sul ragazzo: la presenza in Italia si può dimostrare con altri documenti, come le pagelle o i certificati del pediatra. Le modifiche alla legge sulla cittadinanza del 2025 non hanno toccato questa regola.

Se l'anno passa senza dichiarazione, pur con l'avviso del Comune, resta la naturalizzazione, la strada degli adulti, ma con soli tre anni di residenza per chi è nato in Italia. Non è più un diritto: è una concessione dello Stato, con esame di italiano B1, reddito minimo, 250 euro di contributo e tempi fino a tre anni. La spieghiamo nella guida alla cittadinanza per residenza.

Chi è arrivato da piccolo

Tanvir è nato all'estero, quindi la dichiarazione a 18 anni non vale per lui. Ha due possibilità. Se uno dei suoi genitori diventa italiano mentre lui è ancora minorenne, diventa italiano anche lui, a condizione di vivere con quel genitore e di risiedere legalmente in Italia da almeno due anni continuativi: è la regola introdotta nel 2025. Altrimenti, da adulto, dovrà chiedere la naturalizzazione come qualsiasi straniero, con i dieci anni di residenza, il reddito, l'esame di italiano e l'attesa.

Ed è proprio per i ragazzi come Tanvir, che hanno fatto tutta la scuola qui, che è nata l'idea dello ius scholae.

Dieci anni di proposte

Nel 2015 la Camera approvò una riforma che conteneva sia uno ius soli «temperato», per chi nasce in Italia da un genitore con permesso di lungo periodo, sia uno ius culturae, per chi è arrivato prima dei 12 anni e ha fatto cinque anni di scuola. Al Senato la legge si fermò, e nel dicembre 2017 la seduta per votarla saltò per mancanza del numero legale. Con la fine della legislatura, la legge decadde.

Nel 2022 la Commissione Affari costituzionali della Camera adottò un testo base sullo ius scholae, preparato dal deputato Giuseppe Brescia: cittadinanza per chi è nato in Italia o arrivato prima dei 12 anni e ha frequentato cinque anni di scuola. Votarono a favore PD, M5S, Forza Italia, Italia Viva e LeU, contro Lega e Fratelli d'Italia. Il testo arrivò in Aula, ma decadde anche lui con la fine anticipata della legislatura.

Nella legislatura attuale sono state presentate diverse proposte. Il PD e Alleanza Verdi e Sinistra hanno depositato testi con lo ius scholae dopo cinque anni di scuola; il Movimento 5 Stelle propone cinque anni di scuola o una qualifica professionale. Forza Italia, che è nella maggioranza di governo, ha presentato pubblicamente nel 2024 una sua versione, chiamata «ius Italiae»: dieci anni di scuola dell'obbligo completati con profitto, per chi è nato in Italia o arrivato entro i cinque anni. L'unico voto in Aula, finora, è stato su un emendamento: l'11 settembre 2024 la Camera ha respinto una proposta di ius scholae con 169 voti contrari e 126 favorevoli.

Il 2026: la direzione opposta

Nel 2026 la discussione in Parlamento è ripartita, ma su un testo della Lega che va nel senso contrario. La proposta, esaminata dalla Commissione Affari costituzionali da settembre, introduce per la prima volta delle condizioni anche per chi è nato in Italia e chiede la cittadinanza a 18 anni: alcune condanne penali la impedirebbero. Allarga anche i casi in cui la cittadinanza può essere revocata. Forza Italia ha presentato emendamenti per limitarne la portata, il Movimento 5 Stelle uno per inserire lo ius scholae. Mentre scriviamo, l'esame è in corso e nessun testo è stato approvato.

Nel giugno 2025, intanto, il referendum che proponeva di ridurre da dieci a cinque anni la residenza per la naturalizzazione degli adulti non ha raggiunto il quorum: ha votato circa il 30% degli aventi diritto. Avrebbe riguardato anche i figli, perché i minori diventano italiani insieme ai genitori.

I numeri

Nell'anno scolastico 2022-2023 gli alunni con cittadinanza non italiana erano 914.860, l'11,2% del totale. Due su tre, il 65,4%, erano nati in Italia. Gli alunni con cittadinanza del Bangladesh erano 27.752, il 3% degli alunni stranieri. Nel 2024, tra i cittadini di paesi extra UE che sono diventati italiani, quasi uno su tre lo è diventato perché un genitore aveva ottenuto la cittadinanza. Secondo una stima della Fondazione ISMU del 2024, uno ius scholae avrebbe interessato circa 200.000 ragazzi, molti dei quali sarebbero comunque diventati italiani per altre strade.

Gli altri paesi

In Europa le regole sono molto diverse. In Germania, dal 2024, chi nasce sul territorio è tedesco dalla nascita se un genitore vi risiede legalmente da cinque anni con un permesso permanente. In Francia chi nasce nel paese diventa francese automaticamente a 18 anni, se ci ha vissuto almeno cinque anni dall'età di 11, e può anticipare la richiesta. In Spagna chi è nato nel paese può chiedere la cittadinanza dopo un solo anno di residenza.

Le posizioni

Chi è a favore dello ius scholae, come l'associazione Italiani senza cittadinanza, sostiene che riconosce una realtà già esistente: ragazzi che si sentono italiani, parlano italiano e hanno studiato qui, ma restano stranieri per la legge. Il suo vicepresidente, Sonny Olumati, ha detto che non è mai stato «un tema né di destra né di sinistra». Chi è contrario, come la Lega, sostiene che l'Italia concede già molte cittadinanze e che la riforma non è una priorità; il leader Matteo Salvini ha detto che il referendum del 2025 ha già chiarito la questione. Fratelli d'Italia, nel 2022, parlava di «ius soli mascherato».

Arif, a giugno, è andato in Comune con la madre e ha firmato. Tanvir lo ha accompagnato. All'uscita hanno fatto una foto insieme davanti al municipio: uno italiano, l'altro no.

Cosa fare, passo per passo

Se sei nato in Italia:

1. Conserva la prova della tua residenza in Italia dalla nascita: certificato storico di residenza, pagelle, certificati del pediatra.

2. Nei mesi prima dei 18 anni aspetta la lettera del Comune, ma non contare solo su quella.

3. Entro un anno dal diciottesimo compleanno, vai all'ufficio di stato civile del tuo Comune e fai la dichiarazione.

4. Se hai superato il termine, chiedi al Comune se ti avevano avvisato: se no, puoi ancora farla.

Se sei arrivato da piccolo:

1. Se i tuoi genitori chiedono la cittadinanza mentre sei minorenne, controlla di avere almeno due anni di residenza legale continuativa e di vivere con loro.

2. Altrimenti, da maggiorenne, preparati alla naturalizzazione: residenza, reddito, esame B1.

Dove andare: ufficio di stato civile del Comune per la dichiarazione a 18 anni; portale del Ministero dell'Interno per la naturalizzazione; patronati e associazioni della comunità bangladese per aiuto. Costi: per la dichiarazione a 18 anni chiedi al Comune bolli e contributi dovuti; la naturalizzazione costa 250 euro più il bollo. Tempi: la dichiarazione va fatta entro un anno dai 18 anni; la naturalizzazione può richiedere fino a tre anni.

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